A poco sono valsi gli splendidi interventi di Maurizio Goetz e di Marco Camisani Calzolari al TravelCamp di Rimini. Gli agenti di viaggio hanno ancora una dannata paura di internet e specialmente del nuovo internet.
I linguaggi che si parlano sono molto differenti e non ci si capisce granché, il web è ancora un nemico e gli agenti, ahinoi, cercano ancora di difendere una struttura quasi decrepita. Parlando di XML e di standard di comunicazione tra tour operator e sistemi di agenzia, la signora in prima fila conferma che sì, a volte lei non riesce a leggere i PDF e la sua collega sì. Camisani e Goetz si guardano e tutti ridono.
Non è semplice (naturalmente) offrire soluzioni concrete e visibili che possano dare una speranza agli ansiosi. Al TravelCamp si vedono grandi mondi SecondLife (CostaClick, Volagratis) e una gran massa di blog e di community americane, ma le singole agenzie italiane non riescono ancora neanche a sognare. Anzi hanno paura, perché internet gli ha già eroso il mercato e finirà (a lor dire) per cannibalizzarlo completamente.
Il marketing è una vaga parola che non significa niente, e i cattivi esempi dei software gestionali, di segmentazione o simili, hanno solo rovinato ulteriormente le speranze.
Cosa è rimasto? Il vecchio, da proteggere, da assistere e da asserragliare. Chi manca? I clienti. Forse.
Alcune agenzie moriranno, è vero, tante sono già morte tra il 2001 e la fine della crisi del turismo. Questo è il momento di cambiare. In particolare, di tenersi stretti i propri clienti, e non è così difficile.
Gli assassini sono Expedia (cui già qualcuno cede al collaborazionismo), Lastminutetour, Opodo, SkyScanner, eDreams, RyanAir.com, Gomio, fino a Clubmed.com, che ormai cerca in tutti i modi di scavalcare le agenzie e vendere direttamente.
Gli uomini neri invece sono le grandi community di viaggiatori e gli aggregatori di recensioni, rating e bottom-up. TripAdvisor, di nuovo Expedia, VirtualTourist, fino a quei cattivoni di CouchSurfing o Hospitality Club, che vogliono viaggiare gratis!
Io personalmente li uso tutti. Prenoto l’albergo di Ferrara su Expedia, aggiungo una seconda notte telefonando all’agenzia di viaggi (stesso identico prezzo), poi trovo volo e ostello a Berlino su internet, prenoto una vacanza con l’agenzia, uso internet per informarmi, cerco le foto su Flickr e poi mi faccio consigliare dai meccanismi di rating, dagli amici e dagli agenti di viaggio. Insomma, esistono clienti per tutti, e la legge della differenziazione non l’ha certo imposta il web 2.0.
La battaglia è quindi quella epica tra oscurantisti e democratici. Tra chi vuole conservare il territorio conquistato e non vuole essere costretto a combattere, e chi invece vede internet come una possibilità e prova a cavalcarla.
Soluzioni? Dipende da chi è il soggetto che vuole entrare in gioco (e quanto di sé stesso vuole e ha convenienza a conservare.) Parliamo di una singola piccola agenzia? Una possibilità potrebbe essere una mini-community dei clienti, per informarli delle offerte, tenere i contatti, organizzare piccoli eventi, scambiarsi fotografie e informazioni. Qualcuno si sta creando un sotto-network all’interno di una comunità più grande: Facebook, per esempio, ma anche i gruppi di Flickr o i club di Ning.
Sei un network di agenzie? Per esempio hai 600 agenzie sparse per l’Italia? Potresti creare una intranet, per far condividere tra i tuoi franchisee le conoscenze e le occasioni, per sviluppare una branded community, prima interna e poi (se hai le risorse) invitando anche i consumatori. 600 agenzie, tutte con lo stesso marchio sulla porta: milioni di viaggiatori affezionati (o affezionabili), che potrebbero costruire al tuo posto un database di informazioni, immagini e opinioni. Integra questi contenuti con i tuoi, specializzati e competenti. Duemila agenti di viaggio e milioni di viaggiatori uniti sotto un brand: è già un social network. Devi solo cercare di non fartelo fregare.
Ma non è tutto qui. Anche un tour operator può fare scintille. Pensiamo a un gestore di venti, trenta villaggi turistici, che fa viaggiare, divertire e incontrare migliaia di persone ogni anno. Sono persone che scattano tonnellate di foto in stile Facebook, che si conoscono e promettono “ci sentiamo” e poi non si incontrano più. Negli 11 mesi che li dividono dalla successiva (e simile, spera il T.O.) vacanza, perché non li facciamo divertire e continuare a parlare? Pubblichi le tue foto, suggerisci un’escursione, parli di tutt’altro, conosci persone che viaggiano come viaggi tu. E magari la volta successiva andate nello stesso posto, probabilmente un altro villaggio con lo stesso brand di quello che ci ha fatti incontrare. Persino Second Life potrebbe essere un’idea concreta: sponsorizzare una spiaggia dove gli avatar fanno proprio quel che fanno i tuoi omini a Djerba. Ballano, prendono il sole e si incontrano. È già il tuo mercato!
E poi i tour operator di viaggi veri. Kel12 è l’esempio che Alex Kornfeind citava come user-generated content, ma sul sito ci saranno sì e no un centinaio di fotografie dei viaggiatori (di cui peraltro non si sa nulla). Su Flickr ce ne sono altre, mie, scattate in un loro viaggio, ma loro non lo sanno e io non ho scritto “kel12″ tra le tag. Chi sarebbe più adatto se non Kel12 o Malan o Marcelletti (sito attualmente con triplo flash, doppio popup e musica quasi ineludibile) per creare una base utenti+dati per i diari di viaggio?
Naturalmente non sto parlando della Nuova Immensa Community di Viaggi Che Spacca. Sto parlando di semplici, relativamente piccole, operazioni di marketing, che hanno lo scopo di promuovere un marchio, di aumentare la visibilità e soprattutto di cementare la fidelizzazione.
C’è un grande spazio da coprire, praticamente un abisso. Bisogna non avere paura!













Sono un’agente di viaggi, sto studiando e cercando di capire gli argomenti di cui si parla nel post. Per la mia età e le mie competenze credo di muovermi con discreta agilità nel web e quindi capisco che devo fare qualcosa. E’ vero, a volte ho un po’ paura, ma sono consapevole che comunque i clienti, miei, tuoi, suoi o di internet, parlano, commentano, si scambiano informazioni, e non possiamo certo pensare di censurare la loro voce. A volte diranno cose spiacevoli o inesatte, a volte intesseranno le nostre lodi, credo che sia fondamentale dar loro il modo di spiegarsi ” a casa”, con tutti, ma anche con noi. Saremo lì anche noi per rispondere alle loro domande, per dare un consiglio, ma anche per chiedere, noi a loro, informazioni che possono esserci utili. E se poi, dopo tanto parlare prenotano da un’altra parte? Questo è il dubbio, un po’ meschino che ci disturba. Perchè noi non siamo, credo nella maggioranza dei casi “digital natives”, ma i nostri clienti sì! C’è un salto da fare, un’apertura da compiere e poi occorrerà saperla ben utilizzare..
Io ci voglio provare.
Mah! Il tuo articolo mi lascia molto perplesso. Non sono certo un gran comunicatore ma speravo uscisse qualcosa di molto diverso almeno dal mio intervento. Invece dipingi gli agenti di viaggio come una categoria di analfabeti digitali, culturalmente arretrati e se ho capito bene addirittura antidemocratici ed oscurantisti??
Io cercavo di esprimere l’esatto contrario. La mia ultima slide dice:
- Un nuovo modo di rapportarsi con il mercato.
- I consumatori diventano prosumer
- Organizzare, distribuire e premiare la conoscenza prodotta dagli utenti
- Organizzarsi in una rete paritaria
Micca noccioline! Altro che Second Life! Forse avrei dovuto parlare per più tempo per fartelo capire o forse dovevo fare spettacolo.
Sono certo di non averti capito. Per favore spiegati meglio. Rileggendo un dubbio. Ma le tue soluzioni non sono uguali a quelle della mia presentazione?
Ciao
Paolo
Ciao Paolo, grazie per il tuo commento
Credo tu abbia frainteso il destinatario del mio post.
La tua presentazione è stata molto interessante, hai parlato delle stesse cose che ho scritto qui.
Ma dovrai ammettere che il tuo è un caso piuttosto eccezionale nell’ambiente e c’è ancora molto lavoro da fare. Specie lavoro come il tuo, cioè di diffusione di una nuova visione del mercato.
Ti prego però di non trarre una generalizzazione così forte dal mio post. Non penso che gli agenti di viaggio siano oscurantisti, dico che l’innovazione va veloce e per cambiare ottica bisogna fare uno sforzo quasi ideologico. Alcuni hanno atteggiamenti difensivi, oscurantisti, altri sono disposti (come Isalei) a provare ad andare avanti e ad affrontare le sfide.
Noi ovviamente siamo dalla vostra parte.
Ciao Giorgio,
mi è piaciuto l’impianto dell’articolo ben strutturato e descrittivo ma soprattutto ho apprezzato l’affermazione “Io personalmente li uso tutti. Prenoto l’albergo di Ferrara su Expedia, aggiungo una seconda notte telefonando all’agenzia” perchè ho sempre detto e scritto che il turista è permeabile quindi si comporta esattamente come fai tu.
A presto e grazie per avermi citato.
Ciao Alex, grazie a te, il tuo commento mi ha fatto molto piacere!
Questo sembra interessante, mi pare un’ottima strategia di marketing, non lo conoscevo me l’ha segnato una mia amica di Londra che è iscritta, anche se mi sembra che gli user siano per la maggioparte ITalians. Da vedere: http://www.MisterContact.com